BORN TO BE STRANGE

È un filo sottile, quello che lega l’AbbaziAle, la nostra Belgian Amber Ale, e Seasick Steve, uno dei più emblematici musicisti americani. Un percorso sottile ma intenso che da una parte unisce quello che all’inizio di questa storia era un timido ragazzino di Oakland, California, abbandonato dal padre quando aveva otto anni, poco dopo aver ricevuto in dono la sua prima chitarra, e dall’altra mette sul piatto una birra rossa che abbiamo voluto immaginare come la migliore espressione possibile per il momento dell’ultimo bicchiere di una notte.

Ambedue hanno qualcosa di definitivo, che chiude un’epoca, una storia, un momento, un pensiero, o forse l’esatto contrario: una di quelle cose che segnano l’inizio di un percorso. È successo così a Steven Gene Wold, vero nome di Seasick Steve, che da quella chitarra, a otto anni appena, disegnerà un’esistenza da outsider, capace di nutrirsi di mestieri messi insieme fra Tennessee e Mississippi, giusto per campare, e incontri con autentiche leggende, come con Janis Joplin e Joni Mitchell, che ne forgeranno carattere, temperamento e stile musicale. È successo anche alla AbbaziAle, nata mostrando una semplicità che in realtà nasconde un carattere complesso, fatto di malto che si mimetizza fra sentori che spingono verso un’idea di fruttato.

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Forse la vera storia di Seasick Steve rimarrà per sempre avvolta nel mistero: ha portato le sue ballate rock e blues sui palchi di mezzo mondo, con la faccia spiegazzata dal tempo, ma a modo suo, fuggendo a gambe levate dal business delle chitarre che tutti scambiano per leggenda, preferendo strumenti realizzati in proprio, mettendoci sudore e fantasia: la musica, quando c’è, non ha bisogno d’altro. Parliamo della “Three-String Trance Wonder”, una replica della Fender “Coronado” con tre sole corde e un pick up tenuto insieme con il nastro adesivo, o ancora la “One-Stringed Diddley Bow”, che di corde ne ha una sola, da suonare rigorosamente accompagnato dalla “MDM”, acronimo di “Mississippi Drum Machine”, nient’altro che una scatola in legno su cui Seasick tiene il tempo. Quasi lo stesso percorso, fuori dagli schemi, che ci ha portati all’idea di rileggere una birra belga, stile birraio fra i più antichi, tradizionali ed immutabili, nato nel chiuso dei monasteri trappisti usando alchimie sempre avvolte da un’ombra di mistero.

Ecco perché di Seasick Steve abbiamo scelto “Treasures” (https://youtu.be/bzvVT8ssKVY), un brano del 2011: inizia con un sospiro profondo, e va avanti con una voce graffiata da troppi bourbon, troppe highway e troppi tramonti, per raccontare di un uomo stanco, che dice a tutti tenetevi pure i vostri tesori, perché io non so davvero che farmene. Vale lo stesso per la AbbaziaAle, che inizia dove finisce una semplice birra rossa, in quel frammento di tempo sospeso fra una notte che va in archivio e un giorno che ha troppa fretta, come sempre.

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